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Era impossibile raccontare l’esperienza torinese del primo weekendswap in un solo post, ed ecco giungere la seconda parte.  – Qui la prima

Torino prima capitale d’Italia ti accoglie nel proprio centro storico, come nel salotto buono, come si usava anni fa quando ogni area della casa assolveva ad una precisa e singola funzione. L’eleganza architettonica incanta lo sguardo del visitatore, dando un riassunto di un susseguirsi di stili dal barocco al liberty fino al contemporaneo, con un’ala di Porta Palazzo firmata dall’archistar Massimiliano Fuksas.

Le tappe di weekendswap!

Le tappe di weekendswap!

La fusione e l’armonia sono sensazioni che si percepiscono molto bene quando passeggiando nel centro, lo sguardo si perde nell’ammirazione dei vali stili architettonici. Dagli sfarzi del barocco, passando attraverso facciate e gallerie in stile neoclassico fino ad arrivare agli eleganti palazzi dell’art nouveau: tutto, partendo da qui, sembra un equilibrio di stili e multiculturalità.

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Vista dal Turin Eye

Per vivere questo sentire non solo attraverso la storia, ma in chiave contemporanea basterà passeggiare nei quartieri di San Salvario, o di Porta Palazzo.

In quest’area si trova uno dei mercati più grandi d’Europa, suddiviso non solo per categorie merceologiche ma anche per varie etnie. Passeggiando in questo luogo, si legge una trasformazione della città, della sua storia attraverso il cibo delle varie culture. Da quelle del sud Italia giunte con gli sviluppi nel dopoguerra, fino a quelle extracomunitarie della storia più recente.

Porta Palazzo, così come Piazza dei Mestieri, sono storie e realtà di inclusione, non di esclusione, ed un viaggio capace di farti riflettere e conoscere, spesso parte a due passi da noi. Qui il mercato di Porta Palazzo crocevia di profumi, di abitudini e di look che identificano al primo sguardo la propria origine, incontriamo Essedya una giovane guida marocchina. Lei fa parte del progetto Torino Migranda, ideato, sviluppato e promosso da Viaggi Solidali.DSC_0090

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L’idea che sta alla base di questa iniziativa è ancora una volta l’inclusione. Niente buonismo, ma studio e preparazione, quindi ancora una volta la parola d’ordine ritorna: formazione. Così migranti di prima e seconda generazione, hanno scelto di ritornare sui banchi frequentando un corso, diventando delle guide. Partiamo così con la sorridente e solare Essedya dalla Galleria Umberto I, stupendo il visitatore raccontando che questo in realtà fu la sede del primo ospedale di Torino. All’interno a testimonianza, un’antichissima farmacia che si fa compagnia commerciale, con lo specchio dei tempi moderni. Tra i più singolari si trova il primo negozio di artigianato cinese del primo abitante cinese a Torino e uno di treccine senegalesi.

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DSC_0119La scoperta continua ammirando  Piazza della Repubblica, sede del mercato, sia nella sua forma ottagonale, che nel brulicare di persone, che nell’esposizione delle varie mercanzie. Una passeggiata non solo tra i banchi, dove si ha modo di vedere la frutta e la verdura fresca coltivata a km 0 e destinata alle cucine delle varie culture: da quella cinese con melanzane e cetrioli a noi sconosciuti, passando per quella araba con tantissima menta, fino ad approdare a quella locale, dove contadini piemontesi fanno bella mostra di sè con le loro delizie di stagione.

Grazie alle competenze e delle origini di Essedya, è possibile scoprire un po’ di più della cultura araba, così passeggiando nel mercato coperto del pesce ci traduce le insegne e gli inviti commerciali agli acquisti dei suoi connazionali.

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DSC_0109Un salto nella macelleria halal per comprendere non solo il significato di questo tipo di macellazione per i musulmani, ma anche di galateo a tavola. Nella cultura araba si mangia tutti da uno stesso piatto tondo e attingendo il cibo più prossimo a se stessi. Tutto è circolare, anche i tavoli. Questo perchè ciò dà vita ad un’eguaglianza e un’equidistanza. Non c’è un capotavola. Ma un pranzo non si conclude senza un dolcino, così andiamo nella pasticceria araba per un ghoriba – un dolcetto di farina e pasta di mandorle.

Un’esperienza con le guide Migranda davvero singolare, che aiutano a comprendere difficoltà e culture di un popolo da nuovi punti di vista. Ma la Torino dell’integrazione e della multiculturalità non finisce qui.

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Da Porta Palazzo  bastano due passi verso  Via  Borgo Dora, per scoprire dopo il food, l’home decor. Questo quartiere è il Balon dove antiquari e rigattieri ogni sabato mattina mettono in strada, fuori dai loro negozi abituali, la loro mercanzia.

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E’ una tale confusione di cose e d’avanzi di cose da far impazzire il disgraziato che ne dovesse far l’inventario –  così Edmondo de Amicis, defìnì questo luogo. Di certo questa via pedonale è un luogo d’incanto per gli occhi e le menti creative. Poltrone, vecchie valige, tavoli sono pronti per essere acquistati e a prendere nuova vita magari in case contemporanee o attività commerciali originali, capaci di dar vita ad un mix di stili tra antico e moderno.

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DSC_0134Ma come avere un’idea di insieme della città? Qui è tutto molto semplice. Basta continuare in via Borgo Dora ed esser pronti a salire 150 mt sopra al cielo. Da qui uno dei più grandi aerostati del mondo è pronto a farvi “volare” in tutta sicurezza, per ammirare un paesaggio mozzafiato. Guardare la città dall’alto ha un fascino indescrivibile. Dal basso verso l’alto ci si muove a 2 km all’ora, pertanto non si avverte nessuno sbalzo, la temperatura è solo 1 gradi in meno rispetto a terra e il vento soffia leggero. Gli occhi si incantano e scrutano curiosi fin dove le condizioni atmosferiche lo permettono. La vibrante città è ai nostri piedi, ma dopo 15 minuti è tempo di scendere. Un’idea visionaria e rivoluzionaria, resa possibile seguendo un sogno, quello di Turin Eye

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Questa città capace di dar spazio a visioni non convenzionali, ospita infatti il Miagola Cafè. Qui in pieno centro Andrea e la banda dei 6 gatti vi aspettano per scoprire un posto unico fatto di cuore, passione e condivisione. Miagola significa Comunicare mi dice Andrea, la titolare di questo posto, e qui le persone stanno imparando a raccontarsi e a conoscersi tra loro. Il gatto è un interesse che unisce. Qui ci si trova per un caffè, per un muffin o per un brunch. La musica classica fa da sottofondo, mentre Sissi scruta dall’alto dei cassetti trasformati in mensole l’andazzo in sala, mentre Mia dal puff del pianoforte a muro, apre svogliatamente un occhio per sorvegliare il corretto via vai dei clienti-amici. Il tempo diventa dilatato, quasi si ferma e così se vi vien voglia di mandare un messaggio per questi gatti, niente paura, c’è una cassetta delle lettere con 6 scomparti tanti quanti sono i gatti!DSC_0148

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I sorrisi non mancano, e la mente si distende mentre Mia si distende su una bella poltrona. Ti piace? – mi chiede Andrea, – L’ho comprata al Balon e poi restaurata. Ecco che ancora una volta quella Torino, quella città della circolarità dell’integrazione tra stili e culture ritorna.

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Se in tutta questa peregrinazione e scoperta, vi è venuta fame, rimanendo in tema di fusione, integrazione e storia, mettete in nota La Locanda del Sorriso dove Filippo vi guiderà in un menù alla carta perfetto per comprendere e conoscere sia la cucina calabrese che quella piemontese. Tutto questo nel quartiere di San Salvario.

Non bisogna poi andare così lontano per vivere quello che cerchiamo in un viaggio. Se si cerca con occhi curiosi, il viaggio è sempre dietro l’angolo, con weekendswap e Torino ve lo abbiamo raccontato.

Share & enjoy,

Barbara

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