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Nuovi scritti e resoconti di viaggio. Un benvenuto alla firma di oggi, Serena Di Gennaro. E che sia l’inizio di fantastici racconti. Buona lettura!

Il traghetto attracca nel porto di Barcellona a sera inoltrata. Dal finestrone del ponte dieci si vedono le luci confuse del porto industriale. Scendiamo quasi per ultimi, mentre intorno a noi, tra vocii e rumori metallici, è un brulicare di tir e persone che si allontanano, disperdendosi subito. Anche noi ci allontaniamo e ci ritroviamo subito in città: la modernissima e silenziosa Plaça Dressanes  ci introduce ai lunghissimi carrer alberati che ci indicano la strada verso il nostro albergo.serena

L’indomani arriviamo alla Sagrada Familia. La fila per entrare è lunghissima, costeggia quasi l’intero perimetro della chiesa. Noi ci fermiamo all’esterno e a testa in su seguiamo le pareti della costruzione avvolta dalle reti di protezione dei cantieri edili: ornamenti, fregi e sculture si moltiplicano quanto più il nostro sguardo si fa attento e indugia nelle pieghe dell’architettura e, con le guglie che si innalzano circondate dalle gru, ci parlano di una costruzione volutamente incompiuta e infinita.

Ma noi siamo diretti a Santiago de Campostela e abbandoniamo velocemente la città al suo risveglio per dirigerci verso Tarragona e da qui, lungo la E 90, a Saragozza. Il tempo peggiora rapidamente e ci ritroviamo sotto una pioggia battente che vela tutto il paesaggio circostante.

Una sosta. Proviamo a utilizzare un telefono pubblico, forse troppo moderno per noi abituati al vecchi telefoni a scheda o forse troppo antiquato per noi dotati di comodi smart-phone. Il nord della Spagna comincia a presentarsi come un paese poco tecnologico, a volte all’antica, forse un monito alla riscoperta dei valori tradizionali, molto vivi in questo paese così religioso.

La religiosità della Spagna è incarnata nel paese stesso, intessuta nelle case, nelle piazze, nelle strade, nei vicoli, nei volti delle persone a cui chiediamo indicazioni. Ed è una religiosità silenziosa e sommessa come quella che abbiamo incontrato a Saragozza, che si offre alla nostra vista con delle stupende cupole maiolicate. Attraversiamo il fiume Ebro, limaccioso come il cielo che ci sovrasta, e lo costeggiamo per giungere nella grande piazza su cui si affaccia la Basilica della Nostra Signora del Pilar. Una splendida chiesa nella chiesa, maestosa e imponente, con un vano centrale, la barocca Santa Capilla, dedicata alla Vergine Maria, apparsa, secondo, la leggenda a San Giacomo su un pilar (pilastro), e adornata da una raffinatissima opera barocca in marmo bianco e bronzo dorato che si allarga sull’intera parte frontale.serena (1)

Nella cappella la preghiera è fervida, quasi un invito a lasciarsi toccare l’animo dalla devozione. Usciamo all’aperto e la piazza è un felice connubio di storia e modernità: costruzioni storiche coesistono con la recente risistemazione della piazza, punteggiata di moderne sculture in pietra e box con finestre a specchio. E, rivolgendoci al Punto informazioni, e nei negozi delle vie circostanti ci rendiamo conto di quanto l’inglese sia trascurato dagli abitanti spagnoli che ci restituiscono parole per noi incomprensibili, ma con un sorriso e una gentilezza che denotano la grazia di questo popolo. Percorriamo le vie circostanti e vediamo il museo dove è ospitata una mostra su Goya.

Ma non possiamo fermarci e ci allontaniamo, avviandoci verso Burgos.

Lungo la E 804 e poi la E 80, entriamo nella Castilla y Léon e giungiamo nel tardo pomeriggio a Burgos, splendido e intatto centro gotico attraversato dal Vivero. Vediamo la passeggiata lungo il fiume, frequentatissima e tranquilla, e all’improvviso scorgiamo la splendida Porta di Santa Maria, simile alla facciata di un castello. Poi, lasciato il nostro albergo panoramico sul borgo, scendiamo, nel silenzio della sera, nel centro ciudad alla scoperta di stradine e architetture storiche e notiamo da una scala di pietra una splendida casa storica arredata in legno che ci fa rimpiangere di non aver visto questo hotel per primo.burgos2

Riparandoci dalla pioggia, ci consoliamo in un locale molto caratteristico, caldo e vivacizzato dal parlottare degli avventori che, disposti lungo il bancone di legno, assaggiano fette di pane farcite con jamon e sorseggiano sangria. Scopriamo la bontà della cucina spagnola e delle sue pietanze, molto corpose, e ordiniamo una cena a base di revuelta, patatatas bravas e jamon serrano.

L’indomani mattina lo dedichiamo alla visita della cattedrale gotica, che custodisce le spoglie di El Cid Campeador. La Puerta del Sarmental e i suoi splendidi fregi scolpiti splendidamente ci conducono all’interno, che è, al pari dell’esterno, maestoso e imponente, con cappelle laterali decorate da grandi pannelli lignei e bronzei raffiguranti scene sacre. La cattedrale è talmente articolata al suo interno che a un certo punto, pur seguendo la girola, l’ampio deambulatorio, pare di trovarsi in un labirinto e si è costretti a seguire le indicazioni senza potersi rendere conto della pianta architettonica del complesso. Alzando la testa verso la luce vediamo splendide aperture sulla volta forma di stella che si ripetono più volte. Poi, nell’abside della navata centrale scorgiamo il retablo major, grandissimo pannello policromo recanti rappresentazioni mariane e degli Apostoli; il più solenne tra tutti quelli che adornano la cattedrale. Proseguiamo quasi avessimo intrapreso un viaggio iniziatico in una città di pietra e costeggiamo il chiostro, sui cui lati si aprono numerosi ambienti, fino a rivedere la luce sulla piazza principale.burgos cat

Da Burgos inizia il nostro cammino verso Santiago de Campostela, attraverso il paesaggio verdissimo della Castilla y Léon. Seguiamo una strada secondaria e ci accostiamo a gruppi di pellegrini che camminano sul ciglio della strada, con i loro zaini e le loro speranze. Il loro passo è veloce e i loro volti sono lieti: vederli ci infonde tanta serenità. Il cammino da Burgos a Léon lungo la N 120 è punteggiato di paesini, il più delle volte semplici incroci di poche stradine, ma ognuno con la sua chiesetta rurale rivolta a est. Procediamo lentamente in una giornata luminosa e senza pioggia incantati da tutto quello che ci circonda e, abbracciando il paesaggio con lo sguardo, scorgiamo sentieri che si perdono nella campagna, campi perfettamente coltivati e ornati da gruppetti isolati di alberi, casette dai tradizionali tetti spioventi, campanili, locande e hostal, figurine di pellegrini in sosta o in cammino. Passato San Nicolas del Real Camino, un grande cartello ci  conferma che siamo nella Junta de Castilla y Léon e disegna il “Camino de Santiago” da Burgos a Léon. Ci fermiamo a Sahagùn, il più grande dei paesini che abbiamo attraversato. In fondo alla via principale si apre la Plaza Mayor su cui si affaccia il piccolo Municipio con la bandiera castigliana e quella spagnola, segno della vocazione autonoma di questa regione.serena (5)

Sotto una pioggia sferzante e con la temperatura che diminuisce sempre di più, lungo la A7 entriamo in Galizia. Il paesaggio pian piano cambia completamente e si fa selvaggio e lussureggiante in un tripudio di colori resi più intensi dall’acqua scrosciante. Davanti ai nostri occhi foreste che paiono infinitamente estese, colline verdissime, fiori selvatici gialli e fucsia, arbusti e cespugli incolti. La Galizia è molto collinosa e d’improvviso percorriamo ponti altissimi mentre sotto di noi si aprono valli profonde e intorno si ergono colline boscose. Ci addentriamo nella regione, mentre il cielo plumbeo rende questo paesaggio di una bellezza impenetrabile e così poco addomesticato dalla mano dell’uomo quasi minaccioso. Poi l’Autoestrada do Atlantico ci porta fino a Santiago de Campostela.serena (19)

Arriviamo a Santiago nel tardo pomeriggio. Fatichiamo a incanalarci nel traffico automobilistico intenso. La città ha avuto un grande sviluppo urbanistico negli ultimi anni e vaghiamo a lungo nella parte nuova della città prima di chiedere indicazioni verso il centro ciudad. Dopo aver trovato sistemazione in un inaspettato elegantissimo albergo, ci incamminiamo nella città e d’improvviso ci ritroviamo nella Plaza de Obradoiro. La cattedrale si staglia contro il cielo scuro, illuminata flebilmente da calde luci. Lasciamo la plaza e sotto la volta di un arco una ragazza intona musiche tradizionali soffiando nella tradizionale gaita, la cornamusa che rappresenta lo strumento musicale tipico galiziano.

La cittadina si rivela subito molto vivace e ci lasciamo affascinare dall’atmosfera religiosa e mondana che si respira per le strade. Abitanti locali e pellegrini si mescolano tra loro, affollando le vie e riempiendo la sera di voci e risate. Ceniamo in un locale più defilato rispetto agli altri, gustando un’ampia varietà di cibi, come tortilla, seppie, calamari, jamon e queso de tetilla, e bevendo la locale sidra. E’ tutto molto buono e servito con calore e genuinità. Continua a piovere, ma quasi non ci facciamo più caso tanto Santiago ha catturato la nostra attenzione. Continuiamo a percorrere la cittadina, scoprendo piccole piazze silenziose e rese più suggestive dalla notte che le avvolge.

L’indomani mattina ci dirigiamo subito verso la cattedrale, attraversiamo la plaza che si offre sotto altra veste alla luce del giorno. Varcata la piccola porta laterale, siamo subito dentro la folla di fedeli che percorre le ampie navate. Davanti a noi l’abside, grandiosamente decorata, al cui centro pende il grande botafumeiro dorato, ormai inutilizzato. Sostiamo a lungo nella grande cattedrale, incuriositi dai volti dei pellegrini che si accalcano ad abbracciare la statua di San Giacomo. Tutte le colonne recano segni intagliati nella pietra, forse, lasciandoci andare alla suggestione, lasciati dai pellegrini del passato. Intorno a noi i pellegrini di oggi, di ogni nazionalità.

Nella serata assistiamo alla funzione religiosa recitata interamente in spagnolo. I sedili sono gremiti, ma riusciamo a sistemarsi nella navata maggiore. Sopra di noi, ai due lati, sono sistemati due organi decorati da statue lignee policrome di angeli e figure sacre. Al termine della funzione, il più piccolo botafumeiro argentato viene sollevato e fatto ondeggiare lungo la navata laterale con oscillazioni sempre più ampie fin quasi a toccare la volta.

E’ di nuovo stupefacente come a Santiago la vita sacra e la vita mondana si amalgamano con tanta disinvoltura; probabilmente perché in questa città, meta finale del pellegrinaggio, si vive con gioia e lietezza, ma sempre con garbo e misura. In una birreria assaporiamo una buonissima e fresca birra ascoltando amabilissime ballate locali a base di gaita e percussioni, suonate da un trio che occupa un tavolo del locale. Due bambine ballano in giro, ridendo felici, e il proprietario del locale si alterna tra il servizio al banco e il suono della cornamusa. Poi, ritorniamo nel medesimo locale della sera precedente e facciamo amicizia con un’allegra e composta famiglia austriaca che ha percorso 800 chilometri in un mese dall’Austria a Santiago, mentre la televisione, sapientemente mantenuta a basso volume, proietta la finale della Liga Spagnola. Socializziamo con alcuni avventori che seguono allegramente la partita, offriamo loro da bere, ma declinano gentilmente e ci salutano con calore: l’indomani dovranno lavorare.

La mattina seguente, seguendo un giro molto tortuoso e con un freddo pungente, ci spingiamo verso l’oceano e verso Cabo Fisterra, nome galego di Cabo Finisterre (da ‘finis terrae’), località che è una delle estremità occidentali della penisola iberica sull’Oceano Atlantico.serena (8)

Più all’interno, ad appena 10 chilometri, sta nevicando, ci informa un addetto alla presa di benzina Repsol. La strada per arrivare alla meta è senza dubbio tra le più suggestive che abbiamo percorso finora. Intorno a noi vediamo una vegetazione verdissima e lussureggiante, mentre i paesini si susseguono gli uni agli altri con uno stile di costruzione che si fa sempre più simile a quello tipico dei paesi marini. Ogni casa ha il suo hòrreo, ristrutturato o meno, piccola costruzione lunga e stretta, per lo più in legno, sopraelevata rispetto al terreno per mezzo di pilastri in legno o in pietra, utilizzata un tempo, ma forse ancora oggi, per conservare le derrate alimentari isolate dall’umidità del suolo. Il viaggio prosegue prevalentemente nell’entroterra e arrivati a Carballo, certi di essere sulla strada giusta, procediamo diritti verso le colline; quasi ci sembra incredibile che di lì a poco arriveremo sull’oceano. E la vista dell’oceano si apre all’improvviso, percorrendo Avenida Fisterra e affacciandoci sul primo dei paesini sulla costa.serena (16)

La giornata è splendida e l’oceano è illuminato dai raggi del sole. Piccole barche sono attraccate lungo i moli, altre sono ferme qua e là in mezzo alle acque. Sopra le nostre teste vediamo volteggiare gabbiani e i nostri occhi sono subito dopo attirati da un mulino, intravisto da un ponticello tra la vegetazione. Proseguiamo lungo la costa superando uno dopo l’altro i piccoli paesi che ci separano da Cabo Fisterra e lungo un tratto dove la vegetazione si fa più intensa scorgiamo persone a piedi: pellegrini che concludono il loro cammino arrivando fino a Finisterre per lasciare la loro pietra e raccogliere la conchiglia, prova del compiuto pellegrinaggio.serena (10)

Il Faro de Fisterra appare dopo una lieve salita, bianco contro il blu dell’oceano. Siamo sulla Costa da Mor e un’alta croce ci ricorda il significato religioso attribuito a questo luogo, meta finale del ‘camino’. Una pietra miliare poco distante riporta la scritta ‘0 Km’: la fine del viaggio. Gustiamo un delizioso pranzo nel ristorantino del luogo a base di pescado, paeilla con i gamberetti e vino rosso. Scendiamo verso l’estremità della costa e davanti a noi si staglia l’oceano, immenso verso l’orizzonte. Scorgiamo sulla costa laterale una spiaggia lunghissima; davanti a noi una piccola croce, sassi incolonnati gli uni sugli altri, pellegrini che si spingono fino all’estremità della costa. C’è ancora molta luce mentre passeggiamo lungo la spiaggia stretta ai due lati da una folta vegetazione: il tramonto inizia alle dieci di sera. Lentamente l’acqua invade la spiaggia e in un ruscello poco distante raccogliamo la nostra conchiglia.conchiglia)

L’indomani mattina attraversiamo Corcubiòn, incantevole paesino di pescatori, prima di lasciare la costa e dirigerci verso le Asturie. Ma prima lo spettacolo imprevisto di una bellissima spiaggia incastonata nel paesaggio.

Oviedo è una città molto moderna che ha conservato un piccolo nucleo storico, quasi soffocato dalla costruzione dei nuovi palazzi. Chiediamo informazioni su un locale caratteristico della zona per assistere al tradizionale rito asturiano di servire la sidra. Il locale, molto accogliente e vivacemente frequentato, non tradisce le nostre aspettative: i camerieri asturiani si esibiscono continuamente davanti a ogni tavolo nel versare una buonissima sidra, sollevando con maestria il braccio sopra la testa e mantenendo il bicchiere all’altezza del bacino. Mangiamo con gusto mentre socializziamo con la gente del posto.

Lasciata Oviedo, attraversiamo i Paesi Baschi e quasi facciamo fatica a comprendere i cartelli stradali, scritti in lingua basca. Giungiamo nel primo pomeriggio a San Sebastian – Donostìa e già ci sembra di essere in Francia. La città è raffinatissima e il lungo mare è un susseguirsi di palazzi verandati prevalentemente bianchi. Davanti a noi la lunghissima spiaggia La Concha dove, nonostante il vento freddo, molti passeggiano, prendono il sole e addirittura fanno il bagno. In lontananza un peschereccio rientra dalla giornata di pesca circondato da gabbiani e sulla spiaggia una giovane madre ingaggia con il suo bambino una tenera lotta sulla durata dei giochi. Ci sediamo nel bar sulla spiaggia e ci godiamo la bella vista, sorseggiando una gustosa acqua tonica al limone, mentre alcuni deltaplani volano sopra la collina che chiude la spiaggia.serena (20)

La mattina successiva,accompagnati dalle sagome nere dei tori che troneggiano sulle colline, ci avviamo a lasciare il paese.

Il nostro viaggio si chiude ripercorrendo il cammino al contrario, ma questo nulla toglie alla incanto. Il ricordo che ci resta più impresso è la bellezza dei volti che abbiamo incontrato, come quelli dei componenti di una famiglia ai quali abbiamo chiesto indicazioni a Oviedo. I loro volti gentili e i loro modi pieni di grazia rappresentano per noi il simbolo di questo paese.

Serena

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