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“Ecco che arriva il nostro bus. Piccolino eh?”

“Direi anche un po’ infangato…”

“Almeno le gomme saranno buone?”

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Così, con queste domande leggermente inquietanti da farsi prima di un viaggio, è iniziato il nostro avvicinamento al Cile, alla città di Punta Arenas: circa 400 chilometri da Ushuaia fino a Porvenir e poi l’attraversamento dello Stretto di Magellano in traghetto. Con lo stato delle strade che andrà da appena decente a pessimo, ci aspetta una intera giornata di viaggio attraverso la Isla Grande de la Tierra del Fuego.patagonia (19)

Ma è uno spostamento necessario, visto che la nostra prossima tappa saranno le isole Falkland che, prima di salire sul pulmino, continuiamo prudentemente a chiamare Malvinas per non beccarci le occhiatacce degli argentini.

L’unico modo per arrivare fin lì, è prendere il volo settimanale dal Cile, visto che dall’Argentina non parte nessun aereo verso quello che loro considerano territorio conquistato dagli inglesi, ma che sulle cartine del paese continua ad essere sudamericano.patagonia (6)

Prendiamo posto sul bus insieme a una vistosa e iper-truccata signora bionda, a un paio di cileni e all’equipaggio composto da un signore di mezza età e un ragazzo che potrebbe essere il figlio.

Tenendoci ben aggrappati alle maniglie laterali affrontiamo la prima discesa, ancora in paese e…inchiodata clamorosa con slittata laterale per fermarsi in tempo e non cozzare contro un’auto ferma al semaforo! Cominciamo proprio bene. Sarà passato un minuto, massimo due dalla partenza…dobbiamo fare 400 chilometri.

In realtà il viaggio poi procede senza grandi scossoni, a parte il fondo stradale che è un incessante massaggio, una vibrazione, una scossa continua, un tremolio eterno, un sussulto costante.patagonia (4)

E, in mezzo a questo tumulto per i nostri stomaci, ecco la gentilezza cilena, nonostante tutto, nonostante le apparenze da duri: la colazione! Latte e biscottini serviti su un vassoio di carta, senza fermarsi, mentre il pilota continua imperterrito a sgommare sul brecciolino in discesa e arrancare sulle salite andine.

Il paesaggio è meraviglioso, ma di questo ce ne accorgeremo e potremo parlarne, per scaramanzia, una volta messi i piedi a terra.patagonia (20)

Nel frattempo ci aspetta ancora il posto di blocco e i controlli della frontiera. Scendiamo dal nostro piccolo bus ingozzandoci anche una banana che, in quanto frutto, non poteva passare in Cile e, pazientemente, aspettiamo il nostro turno dietro una fila di camion, tenendoci ben calato in testa il cappello, facendo attenzione che il vento patagonico non ce lo arranchi.

Ma tutto ha una fine, anche i viaggi apparentemente infiniti. E all’improvviso dopo una lunga discesa, siamo a Punta Arenas, di fronte a un lungomare scuro e frastagliato.patagonia (25)

Ma di questo, se ne avrete voglia, ve ne racconterò più avanti.

davidetiezzi@yahoo.it

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