Ponte di Brooklyn

Ci sono quelli che servono a passare pochi centimetri di acqua, quelli lunghi chilometri, quelli che uniscono parti della stessa città o altri che congiungono addirittura nazioni diverse.

È un’opera di alta ingegneria, nota già ai romani e nella quale oggi sono i giapponesi i maestri. Insomma, questa volta, a colpire la mia fantasia per la possibilità che lasciano di andare altrove, il consentire quasi di iniziare un viaggio solo attraversandoli, sono i ponti.

Budapest

Avvicinano. Uniscono. Mi affascina la loro architettura complessa e il loro significato simbolico. È comunque un nuovo inizio una volta arrivati al di là, un lasciare qualcosa per approdare in altro. E per un fanatico di viaggi come me è un invito a nozze!

Manhattan da Brooklyn

Nel mondo ce ne sono di veramente belli. Basti pensare a quelli famosissimi di città europee come Londra e Parigi che attraversano i loro altrettanto celeberrimi fiumi, o i big americani di New York e San Francisco, per arrivare ai meno noti, ma spettacolari e futuristici giapponesi. Potrebbe essere un’idea per la prossima raccolta tematica di foto.

Buenos Aires

Londra

Mi vengono in mente diverse città nelle quali attraversare il ponte è un arrivare in luoghi molto dissimili dal punto di partenza. Stimolante è arrivare a Brooklyn, passeggiare in un quartiere meno famoso di Manhattan, ma molto newyorkese e osservare da questa prospettiva i grattacieli della parte più nota della Grande Mela. Oppure, tornando nella Mittle Europa, Budapest, con i suoi ponti che uniscono la città vecchia con quella nuova. E ancora, salendo più a nord, è suggestivo prendere il treno in Danimarca, a Copenaghen, e sbucare in pochi minuti, alla fine di un ponte, quello di Oresund, a Malmoe, in Svezia.

Londra

E pensare che dalle nostre parti stiamo concependo e spendendo fiumi di denaro in un progetto che probabilmente non vedrà mai la luce (meglio così?).

Kyoto

Ma, lungi da me polemizzare, torno a pensare a un ponticiattolo che decisamente sarà costato meno dei 3 miliardi di dollari del collegamento scandinavo, e meno dei millemila del sogno siculo-calabrese: quello del giardino reale di Kyoto. Chissà quante tranquille camminate con gli zoccoli di legno osservando le rocce disposte in modo da rilassare lo sguardo, cercando l’ispirazione per comporre una poesia, in attesa che il thè sia pronto.

Ma è proprio l’anima del ponte che riesce a regalare armonia, e per usare parole altrui, è fabbrica di unione che, collegando rive, scavalca rivalità.

Davide

davidetiezzi@yahoo.it

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