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Non avrei mai pensato di trovare un feudo dietro casa.

Eppure, a pochi chilometri da Milano e da Monza, esiste un villaggio dove il “castello” del padrone domina le case dei suoi operai, dove il ricco proprietario provvede alla vita dei salariati. Ma è un dominio benevolo e ben accettato dai lavoratori e dalle loro famiglie.

Siamo a Crespi d’Adda, un ideale villaggio del lavoro, creato da una famiglia di cotonieri, i Crespi appunto, che a fine ‘800 realizzò questo progetto visionario lungo le rive del fiume Adda.

Ai lavoratori veniva messo a disposizione una casa, un orto e un giardino. La scuola per i figli, il campo giochi, la chiesa, in definitiva i servizi dalla culla alla tomba.

Tutto ruotava naturalmente attorno alla fabbrica, al cotonificio, ai turni e ai ritmi degli operai. E la fabbrica stessa era un simbolo, un’allegoria del potere con la sua alta ciminiera e le “terribili” macchine che lavoravano al suo interno.

Anche oggi il villaggio è abitato e, camminando tra le sue vie tranquille e le villette ordinate, si respira ancora quell’atmosfera di un tempo, pur se con ritmi pacati e senza i vapori che si innalzavano dall’opificio.

Ci si può aggrappare al cancello che si apriva allo sfilare dei lavoratori del mattino e guardare lo spiazzo davanti all’ingresso. Ci si può abituare al buio delle sale dei macchinari sbirciando dalle finestre aperte. Si può rasentare il muro di cinta in mattoni rossi e avviarsi con passo lento sul viale alberato che porta al cimitero. Fino alla tomba, appunto.

E anche qui, il grande mausoleo del padrone e, qualche gradino più in basso, il campo con le tombe di operai e familiari. Cernuschi, Agostoni, Citterio. Mi incantano quei nomi nebbiosi, di gente da cassoela, lavoratori. Chissà che storie nascoste dietro ognuno di loro. Chissà come hanno vissuto in questo villaggio anacronistico ma affascinante, idealista e utopico. Un feudo.

Moderno e a visitabile a due passi da casa.

davidetiezzi@yahoo.it

 

 

 

 

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