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Abbronzature terribili, improbabili tatuaggi su bicipiti allenati dal mouse, adolescenziali braccialettini fosforescenti che sbucano da camicie Armani, cavigliere etniche sotto classici tailleur.

 

Ok, ci siamo, è la fine dell’estate, il ritorno in ufficio degli orfani dei tramonti che non dimenticherò mai salutati con l’applauso, degli aperitivi con pesce freschissimo sulla spiaggia pagati un …zzo,  altro che Milano.

È dura ritornare alle sudate carte, alle password e ai sistemi di contabilità aziendale, dopo che per qualche settimana (sempre meno, vacanze corte, ok va bene, come ci ripetono i telegiornali nazionali…) ci si è dovuti preoccupare solo dell’ora della cena e del torneo di beach soccer.

 

Però…però, pensate anche a chi si è sacrificato (!) per i vacanzieri agostani a tenere l’ufficio sulle spalle, a chi si era abituato a zero code ai semafori, ai telefoni muti sulla scrivania, alla very-long pausa caffè con i superstiti (anche se questo non è politicamente corretto da far sapere a chi non era al lavoro…). Di loro chi si cura? Come consolarli?

 

Pensateci, è finito quel periodo di solidarietà tra i reduci, fatto di giornate soft passate nel fresco del condizionatore, di lavoro ad andamento lento (…ma produttivo, non fraintendetemi!).

Si ricomincia. Prepariamoci all’autunno, alle iscrizioni a palestre con prezzi imbattibili, a una nuova stagione di fila alla mensa o al chioschetto del panino, ai suv in doppia fila delle mamme accompagnatrici di bimbi a scuola.

È troppo da sopportare tutto questo?

 

Bhè, pensate positivo, che in fondo sarà bello anche fare una passeggiata nel parco vicino casa reso romantico dalle prime foglie cadute, rintanarsi in casa con un bel libro mentre fuori piove. Preparare una cena mentre ascoltate della musica. Insomma, immaginatevi a fare anche piccole cose che possono rendere speciale una giornata!

Davide

davidetiezzi@yahoo.it

 

 

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