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Un viaggio può essere una passeggiata. Una passeggiata con una bibita fresca, un tramezzino e un buon libro nello zaino, per fermarsi a leggere dove più ci ispira. Ma al libro che concediamo di venire con noi dobbiamo voler bene.

Ecco, io a La collina dei conigli sento di voler bene. È uno di quei libri che ti cambiano, a me è successo…o comunque ha cambiato il mio modo di osservare le cose.

L’ho letto tre volte, in diversi momenti della mia vita, soprattutto in età differenti. La prima praticamente bambino, in fondo il romanzo ha la mia età, il buon Richard Adams l’ha scritto nel 1972…e mi ha presentato un mondo fantastico, fatto di boschi, di prati di trifoglio, di ruscelli, di fattorie, insomma, un universo avventuroso racchiuso nello spazio di un paio di colline!

Qualche anno dopo l’ho ripreso e mi sono affezionato ai protagonisti, con tutte le loro contraddizioni ‘conigliesche’ e umane: coraggiosi ma fragili, avventurosi ma timorosi di cambiare, di lasciare un posto sicuro ma senza prospettive, in cambio dell’ignoto.

Infine l’ultima lettura è stata un viaggio nei luoghi di questa meravigliosa avventura, le colline inglesi del Berkshire, che mi affascinano per la loro tranquillità, i colori, il cielo, la gente…

Il romanzo è un’epopea che vede per protagonisti alcuni conigli che si mettono in viaggio per sfuggire alla distruzione della loro conigliera, preannunciata da uno di loro, Quintilio, minuto e timido, che ha avuto una terribile visione in sogno. Così lui, insieme a Moscardo, che diventerà in breve il loro capo e guida, Parruccone e Argento, forti e combattivi, Mirtillo, quello ingegnoso, Dente di Leone, gran narratore di storie, si avventurano in un territorio sconosciuto e ostile, affrontando pericoli a ripetizione, ma trovando anche la quiete di bellissimi pascoli e di tramonti spettacolari.

Una delle cose che mi ha colpito, è l’invenzione di un mondo tutto loro, un po’ sullo stile del Signore degli Anelli, (il libro, del film meglio tacere…) con una cultura conigliesca, storie e leggende, proverbi e poesie, e una lingua, il ‘lapino’, di cui anche adesso continuo a ricordare alcuni vocaboli usati dai conigli…’far silflaia’, (uscire a mangiucchiare l’erba e chiacchierare con i compagni) la ‘raka’ (casa fa un coniglio dopo aver mangiato?), i ‘rududù’ (le automobili), gli ‘elil’ (i nemici) e così via!

E poi la descrizione minuziosa, senza mai annoiare, del paesaggio: sembra proprio di essere in viaggio con loro, si soffre il freddo, ci si spaventa per un rumore improvviso, si teme l’oscurità e l’ignoto.

Insomma, a tutti piace sognare, non c’è età per farlo, e secondo me con questo romanzo si sogna, eccome! Si parte per avventure incredibili, si incontrano personaggi che potrebbero essere nostri amici di sempre, se noi fossimo un po’ più…conigli! Si impara a voler bene a questi amici, a fidarsi di loro, a sapere che nella difficoltà ci sarà sempre un Moscardo, o un Argento a darti una zampa…ehmm, una mano!

E quindi il viaggio di questa settimana è una passeggiata. Sì, una passeggiata tra le colline inglesi, ma può essere benissimo fatto sulle dolci alture della Brianza, o nella prima campagna di Roma, da dove, da una collina appena accennata, si riesce anche a vedere una cupola, un campanile, a sentire, oltre il brusio del traffico, le campane suonare.

“La collina dei conigli”  – Richard Adams

PS: Ho scoperto che prima di essere pubblicato ha dovuto affrontare 18 rifiuti…coraggio scrittori emergenti!!

davidetiezzi@yahoo.it

 

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