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Ecco finalmente la sveglia che ronza, spezzando il silenzio di un’alba di un sabato estivo. Vorrebbe interrompere il mio sonno, ma non può…sono già con gli occhi ben aperti da almeno quaranta minuti!

È così quando si parte per un lungo viaggio, ma anche quando si organizza una gita al mare o un finesettimana fuori città.

Mi è sempre piaciuto il momento della partenza, dei preparativi, il fatto di uscire quando ancora la città dorme (…e non sto andando in ufficio!). Ogni volta che preparo un viaggio mi sembra di tornare bambino, al primo giorno di mare con il canotto che aspetta in macchina e ci si sveglia all’alba per arrivare col fresco, correre alla finestra per vedere se c’è il sole, mettersi il costume, prendere il pallone…e questa attesa piena di aspettativa non ha età!

 

Ma vediamo, dove andiamo oggi? Si parte in macchina, da Milano sono all’incirca 4 ore, si arriverà in una regione con mare, colline, città d’arte. Non voglio fare l’ufficio del turismo, ma in effetti è così, e già all’altezza di Urbino (…ma qui ci torneremo, vi assicuro che merita) iniziano le verdi alture, dolci pendii e qualche rocca o cascina in pietra. 

Arriviamo. Dove? In una città in cui si parla di arcapare, di usare una stracciarola, un maceratoio, di servirsi di cenci! In cui c’è un museo particolare, decisamente meritevole di una visita, dove si può indugiare a tavola deliziandosi con il tipico salame, che ebbe tra i suoi estimatori anche Garibaldi, e il formaggio di fossa, anch’esso di antichissima tradizione, che può essere felicemente abbinato col miele di melata di quercia.

Siamo a Fabriano, una delle pochissime città al mondo dove ancora oggi si fabbrichi carta a mano, una testimonianza della volontà di non recidere i legami con una tradizione pluricentenaria, ripetendo gli stessi gesti dei cartai fabrianesi del XIII secolo: immergendo il telaio con gli stracci nel tino ed estraendone la quantità di pasta da distribuire sulla superficie della tela. Andrà poi stesa, fatta asciugare, insomma, un procedimento artigianale che ancora oggi viene seguito (per i corsi a Monza, e non solo, naturalmente c’è TEC – tangibili emozioni di carta!)

Per osservare da vicino le tecniche usate dai Mastri Chartai si può visitare il Museo della Carta e della Filigrana, dove è descritto l’intero ciclo lavorativo, dall’arrivo degli stracci, alla partenza delle balle di carta finita.

Dopo tutta questa energia, dopo aver raschiato, essersi imbattuti nel putrefattoio, aver tagliuzzato, messo in ammollo, osservato la pila a magli multipli…ci siamo meritati una sosta culinaria, da scegliere tra le trattorie che propongono ricette del territorio e prodotti spesso da agricoltura biologica.

Delle piacevolezze architettoniche della cittadina ce ne possiamo occupare nel tardo pomeriggio, quando la luce che colpisce i palazzi medievali è perfetta per degli scatti fotografici d’autore!

Raggiungete la Platea Magna, la piazza centrale, centro politico e civile della città fin dalle sue origini, dove è possibile ammirarela Fontana Sturinalto, un vero gioiello incastonato in una degna cornice. Qui cercate la giusta inquadratura, aspettando che le ombre creino effetti scenografici, che gli abitanti si dedichino alle loro attività o alle piacevoli chiacchiere da aperitivo. Sedetevi in un bar ed osservate con tutta calma la scena che si svolge davanti a voi. Avrete delle foto quantomeno da ingrandimento!

 Davide Tiezzi

davidetiezzi@yahoo.it

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